Il
successo di Pinocchio è stato costante per tutto il tempo che ci separa dalla
sua prima apparizione, tanto da attribuire al piccolo burattino una vita
propria indipendente dal testo che lo ha fatto nascere. Questa sua autonomia è
dovuta all’enorme forza narrativa del romanzo che al suo interno mescola
sorprendentemente diversi elementi fiabeschi in uno sfondo di simboli nascosti,
ed evoca situazioni e figure misteriose che si confrontano con la realtà e la
quotidianità del mondo contemporaneo incentrato sul lavoro e sulla miseria ma
anche sulla durezza nei rapporti tra gli uomini. Diventa un vero e proprio romanzo di formazione, all’interno del quale
Collodi indugia riflessioni e raccomandazioni di tipo moralistico narrando
quindi le avventure del burattino di legno, che trasgredisce ai suoi doveri
verso il babbo Giuseppe, non ascolta i saggi consigli del Grillo parlante e si
lascia corrompere continuamente dai cattivi compagni. Questi, infatti,
rappresentano simbolicamente i valori etici tipicamente borghesi che venivano
trasmessi, come ad esempio il duro lavoro, l’invito allo studio, il risparmio e
la diffida da ogni piacere. L’intento educativo di questa lettura sembra voler
dimostrare come nonostante tutto si possa trovare sé stessi e acquisire
un’identità sociale positiva, nel momento in cui riusciamo a superare
l’incoscienza del burattino che è in ognuno di noi, ci impegniamo nel lavoro e
rispettiamo l’ordine e i ruoli sociali. Il racconto però, fa una netta
distinzione tra i bambini perbene e che quindi hanno diritto d’amore e coloro
invece che non adempiono ai loro doveri, ed è a questo punto che possiamo
formulare due ipotesi: stando alla prima, la vicenda che ci viene narrata,
anche se pur dolorosa, è necessaria nel percorso formativo di ciascuno di noi
perché durante la crescita abbandoniamo quei tratti prettamente infantili per
assumere responsabilità adulte e quindi tutte quelle figure educative che si
susseguono lungo la storia agiscono positivamente al fine di favorire la
crescita e la trasformazione di Pinocchio. Se invece prendiamo in
considerazione la seconda ipotesi, il burattino non si trasforma ma al
contrario uccide e rinnega il proprio sé per essere accettato all’interno della
società; ed è facile vedere come gli adulti che circondano lo stesso Pinocchio manchino di comprensione per i suoi bisogni emotivi e
di empatia per i suoi desideri che seppur egocentrici ed irresponsabili sono
quelli di un bambino comune che deve sperimentare la comprensione e il richiamo
della realtà.
martedì 14 aprile 2015
giovedì 9 aprile 2015
Hansel e Gretel
La fiaba di Hansel e Gretel mette in
evidenza quelle che sono le fragilità e le paure dei bambini, ovvero il loro
tentativo di aggrapparsi ai genitori anche quando è arrivato il momento di
affrontare da solo il mondo. Questo tipo di paure sono spesso presenti all'età di 4/5 anni ma possono presentarsi in modo inconscio anche in tutte le altre
età. Nel fanciullo per esempio, può essere fonte di incoraggiamento quando a
livello inconscio ha timore di mostrare la paura di essere abbandonato dai
genitori. Nella narrazione emerge quindi, la necessità di superare l’angoscia di separazione e il
bisogno di oralità, ovvero l’infatuazione dei bambini per la casa di marzapane. Per quanto riguarda quest’ultima la ghiottoneria sfrenata dei due bambini
diventa quasi distruttiva e l’stinto non lascia spazio alla riflessione. Alla
fine però, i due ne escono vittoriosi riuscendo a sconfiggere il nemico, ovvero la
strega che rappresenta il cieco istinto, superandolo e dominandolo.
mercoledì 1 aprile 2015
Lévi-Strauss e l'interpretazione
Oggi riporto una citazione significativa
di Lévi-Strauss che potrà esservi utile " Nelle fiaba, ma ancor più nei
miti, le parole e le regole del discorso operano su due piani: il primo e
quello del significato cosiddetto "normale", che si coglie seguendo
la narrazione; il secondo è quello del meta-linguaggio, dove le parole diventano " elementi di significazione, in relazione a un sistema significativo supplementare, che si situa su un altro piano". Diremo per chiarire questa tesi, che in una fiaba un "re" non è soltanto re e una "pastora" pastora, ma che queste parole e i significati che esse rivestono diventano mezzi sensibili per costruire un sistema intellegibile formato dalle opposizioni maschio/femmina ( rapporto della natura ) e alto/basso ( nel rapporto della cultura ) e da tutte le permutazioni possibili tra i sei termini ".
martedì 24 marzo 2015
Alice nel paese delle meraviglie
Questa fiaba
venne scritta appositamente per una bambina di nome Alice Liddell da Lewis
Carrol, essa racchiude molti significati profondi all’interno degli scenari
fantastici in cui si sviluppa, i personaggi difatti spesso manifestano elementi
di carattere psicopatologico. Alice per esempio viene ritratta come una bambina
disambientata che è alla continua ricerca della propria identità, al riparo dai
proibizionismi dell’età vittoriana e anche le risposte che quest’ultima riceve
dal brucaliffo e dallo stregatto nascono dal solo desiderio di contraddire la
piccola, dettato dai divieti della società. In un certo senso è come se la
libertà di Alice fosse pienamente minacciata e limitata dal rigore morale che
la società le impone ed è per questo motivo che le conversazioni che essa avrà
non hanno senso, questo perché non riesce ad entrare nel meccanismo
dell’obbedienza. Il suo viaggio si interrompe solo quando viene a contatto con la
legge, perché placa quelli che sono gli istinti e le manie della sua
immaginazione costringendola a tornare alla severa e rigida realtà.
mercoledì 18 marzo 2015
Il potere delle narrazioni
Dopo alcuni post in cui mi sono dedicata
a far emergere i significati nascosti di alcune fiabe ora interrompiamo un po'
per soffermarci sull'importanza che rivestono. Il loro messaggio aiuta a
superare l'angoscia di essere bambini in un mondo di grandi, essi infatti solo
affrontando le sfide della vita e superandole potranno arrivare a raggiungere
la propria indipendenza e realizzazione, proprio come l'eroe ottiene il suo
regno e la sua felicità dopo aver vinto le battaglie che si presentano durante
il cammino. Il grande successo della letteratura per bambini risiede nel fatto
che utilizza e parla il loro stesso linguaggio quale quello della fantasia,
questo permette al bambino l'identificazione con i personaggi e la piena
partecipazione emotiva al racconto.
giovedì 12 marzo 2015
Il linguaggio del cibo nelle fiabe
Oggi vorrei
spostare l’attenzione in qualcosa di più particolare come può essere il
significato che il cibo assume nelle diverse narrazioni. Il pranzo infatti, non
è un semplice atto durante il quale ci si alimenta ma è un vero e proprio
linguaggio, le fiabe sottolineano l’importanza che la gastronomia ha nei giorni
di festa e nelle grandi occasioni tanto che ogni evento importante è
caratterizzato da un ricco e sontuoso banchetto. Il pranzo era anche il momento
in cui venivano messi alla prova le disponibilità finanziarie dei personaggi e
le loro capacità fisiche, ovvero per chi mangiava di più. Il cibo infatti non è
solo una sostanza da mangiare ma implica anche immagini, scelte, tabù, valori e
sogni; ed è di conseguenza il modo attraverso il quale una società traduce le
proprie inclinazioni e le proprie segrete contraddizioni. Un esempio che è
facilmente riscontrabile in molte narrazioni è che il momento del pranzo è
anche un modo per sottolineare come la società sia un ordine basato sulla
differenza, il posto a tavola difatti è indice del grado di potere della
persona e quindi di conseguenza la sua lontananza o vicinanza al padrone di
casa. Inoltre, la tavola nelle fiabe è anche un luogo di punizione e di
incidenti, nella “Bella addormentata nel bosco” la principessa rischia di
morire per un posto che non era stato segnato a tavola, o ancora nella fiaba de
“Il monte d’oro” il re utilizza un mantello che rende invisibili le cose per
far sparire le vivande e punire la moglie.
mercoledì 4 marzo 2015
Le mille e una notte
Le mille e
una notte rappresenta la miglior testimonianza del potere che possiedono le
fiabe di trasformare la nostra personalità, anche quando infatti nell'animo del
re Shahriyar prevale l’odio omicida, il coraggio di Shahrazad di rischiare la
propria vita per un imperativo morale, lo trasforma in amore duraturo. Il
significato che si cela dietro a questa fiaba quindi, sarebbe di tipo freudiano
ed è incarnato nei due personaggi che rappresentano le pulsioni contrastanti all'interno di noi che, se non riusciamo ad integrare, ci portano alla
distruzione. Il re Shahriyar è disgustato dalla vita e pieno di odio per le
donne, è quindi una persona dominata dalle pulsioni distruttive dell’Es.
Shahrazad al contrario, si identifica con l’Io possedendo qualità come
conoscenza, saggezza, memoria e prudenza; un Io che però è strettamente legato
al Super-Io poiché ella è disposta a mettere a rischio la propria vita per ubbidire
alla morale. Soltanto la persona il cui Io abbia imparato ad attingere alle
energie positive dell’Es per i suoi fini costruttivi può controllare le
tendenze omicide dell’Es.
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